Leonardo Accattoli

"Iniziate il più tardi possibile e quando avete detto quello che dovevate, uscite."

Frammenti

Vivian Maier

Vivian Maier

 

Quindi, cosa bisogna fare? – chiese al dottore.

Credo che la cosa migliore sia lasciarla in pace.

Mi sta dicendo che dovrei accettare il fatto che mia madre non mi riconosce?

Le sto dicendo, Signora, che purtroppo in questa fase la medicina può fare ben poco, se non aiutarla a restare serena nel suo mondo e aspettare.

Ma questo è assurdo! – sbottò Elena indignata mentre si alzava dalla sedia, quasi avesse voluto sottolineare maggiormente la bassezza di quella conversazione.

Questa è la realtà, mi dispiace – disse il dottore scarabocchiando qualcosa su un pezzo di carta, prima di guardarla dritta negli occhi da sopra gli occhiali – Credo che accettarla sia la cosa migliore per tutti.

Elena si guardò la punta delle scarpe e scoprì che non le piacevano affatto. Si maledì per averle comprate.

Posso vederla? – chiese con un filo di voce.

Si, ma tenga a mente che la cosa non sarà reciproca.

Continua a leggere

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn




Naìma

Aprì gli occhi e guardò la finestra. Era buio ancora. Una sensazione fastidiosa iniziò a farsi largo nel torpore. Notò le coperte ammucchiate ai piedi del letto e un brivido di freddo lo fece sussultare. Le raccolse, se le poggiò sulle spalle e andò alla finestra. Le gambe erano leggere e quasi insensibili in un punto che non riusciva bene a distinguere sotto al ginocchio. Dell’alba ancora nessuna traccia. L’orizzonte era scuro come tutto il resto. Nemmeno una pennellata di quei colori chiari che precedono il mattino. Fissò il bosco di fronte al loro rifugio e aspettò che ne uscisse qualcosa. Non ne usciva mai niente. Poldo dormiva nella cuccia vicino alla catasta di legna e dal piano inferiore arrivava saltuariamente lo scoppiettio dei ceppi sul fuoco. Scese le scale. Sesto era seduto sulla poltrona di fronte al camino e guardava le fiamme. Sembrava non essersi accorto di lui e così si mise a guardare il fuoco a sua volta. La consistenza dei tizzoni incandescenti gli fece pensare a una coppa gelato piena di lava e gli sarebbe piaciuto assaggiarla con un cucchiaio. Sesto si voltò verso di lui e lo fissò per un attimo con gli occhi arrossati dal fuoco e dal vino.

Ci sono ancora dei ceci e un quarto di vino, se hai fame – disse, tornando a guardare l’interno del camino.

Continua a leggere

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn




Epifania

Era il 7 Febbraio del 2014. Fuori pioveva, il buio incalzava e il mondo continuava a girare tranquillamente, mentre la vita di Lucio Gentili, che da sempre vegliava su tutte le altre dall’alto dell’appartamento al decimo piano, stava per affogare in un cocktail di Tavor, Prozac e Bushmills.

La sua figura eretta dominava lo spazio. Tutto era al suo posto.

La polvere non l’aveva avuta vinta neanche in quell’ultima battaglia. Il parquet splendeva e i suoi piedi nudi ne percepivano il caldo lindore. Il pavimento riscaldabile era stata decisamente una buona idea, si disse. Finì di abbottonarsi la camicia, scelse con cura la cravatta e indossò la giacca migliore. Fissò per qualche secondo nello specchio i suoi occhi insonni, prima di estrarre dalla tasca il fidato pettine per la barba. Un tempo era stato un pettine per capelli, quando ne aveva ancora.

Si ritrovò a fissare la libreria. Lo sguardo corse minuzioso tra gli scaffali, fino a rilassarsi su un libro sullo scompartimento in alto a sinistra. Si alzò sulle punte e distese il braccio destro per afferrarlo: Abbaiare stanca, di Daniel Pennac. Il primo libro. L’inizio del viaggio. Lo infilò nella tasca sinistra della giacca e si sedette sul divano. Dopodiché accarezzò il libro che lo aveva accompagnato negli ultimi giorni e lo mise nella tasca destra. La casa tonda, di Louise Erdrich. Fine del viaggio. Continua a leggere

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn




© 2019 Leonardo Accattoli

Template creato da Anders NorenSu ↑