Leonardo Accattoli

"Iniziate il più tardi possibile e quando avete detto quello che dovevate, uscite."

Categoria: Teatro

In Utero

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Foto di Luna Simoncini

Ieri ho portato in scena una mia brevissima opera teatrale, con il prezioso aiuto alla regia di Edoardo Ferraro – che è mio caro amico e collaboratore.

E niente,  a me i teatri pieni di gente alla cinque del pomeriggio regalano sempre qualche speranza – a prescindere da tutto il resto che si può dire, non dire, o come vi pare.
L’anno scorso ho scritto uno spettacolo perché non sapevo se fosse giusto oppure no continuare a generare vita in un mondo che sembra saper parlare solo di morte. Quest’anno non volevo rendervi partecipi dei miei dubbi, ma semplicemente mi piaceva fare insieme a voi un passo indietro, in quel momento dove saremmo potuti non essere e invece siamo stati; in quell’attesa lunga nove mesi in cui sono sicuro che alla fine ognuno abbia ascoltato la sua musica e se ne sia venuto fuori con la propria vita. La musica, ho pensato. Allora ho scritto “In Utero”, questo breve spettacolo teatrale che ci teneva a essere solo sensoriale – ché non trovavo le parole per dire tutto questo e non credo ce ne siano di adatte – e nello scriverlo mi sono reso conto che stiamo diventando molto poco musicali e mi sono dovuto isolare e ascoltare solo musica per qualche giorno per ritrovare quel qualcosa che non saprei spiegarvi a parole ma c’è e dovremmo imparare a riappropriarcene. Ma questa è un’altra storia e fa parte della vita cosciente. Ieri abbiamo cercato di raccontare la vita che c’è stata anche senza ricordarla, quando sentivamo qualcosa ma non lo capivamo, quando desideravamo qualcosa ma non la conoscevamo, quando aspettavamo qualcosa senza saperlo.
Che poi – adesso che ci penso – è anche la mia vita attuale.

09.05.2016

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Autoscatto Familiare

 

Locandina (1)

Ho scritto uno spettacolo su commissione.

Parla di autoscatti; di gente sola che vuole intrappolare momenti senza importanza per poi condividerli con altra gente sola.

Parla di gente che passa le giornate online, con un pallino verde accanto, affacciata alla finestra in attesa che altra gente sola la noti e la contatti con la scusa del dentifricio.

Parla di una generazione che si è trovata intrappolata tra le foto in pellicola e gli smartphone con la fotocamera ultima generazione.

Parla di due generazioni lontanissime che cercano di incontrarsi in un mondo virtuale.

Parla di quel tempo vaporoso che ci sta soffocando; di quel tempo non vissuto, sprecato e condiviso con il primo che capita.

Parla.

O almeno ci prova. 

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Renata

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Il 31 Gennaio al Teatro Don Bosco di Tolentino è andata in scena l’ultima replica di Renata – una breve opera teatrale (una ragazza, una gravidanza indesiderata, una camera da letto e i suoi pensieri a voce alta condivisi con la platea) da me scritta e diretta, che ha visto la luce lo scorso 8 Maggio al Teatro Lauro Rossi di Macerata.

Forse quella di domenica scorsa è stata la replica che più mi è piaciuta. Abbiamo trovato la quadratura giusta, cambiando ancora qualche piccola cosa durante la generale. D’altra parte, Renata è cambiata ogni volta, e ogni volta l’ha fatto perché un’ora prima di andare in scena decidevo che qualcosa doveva cambiare.

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