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Una giornata come tante.

La pioggia lampeggiante.

Mi ha fatto pensare all’insegna al neon di un ristorante di pesce dove le zanzare andavano a suicidarsi. Ho pensato tutto il giorno alle zanzare e alla loro morte. A quel ristorante di pesce che puzzava di pesce e al suo padrone che ha puzzato di pesce sempre, per tutta la vita.

E mi è salita una tristezza inutile, non prevista.

Che ci fai qui? Perché sei venuta? Non è la sera adatta, è solo una sera come tante, per favore vattene; vai a cercare qualche ristorante di pesce, vai a cercare il suo proprietario e la sua puzza di pesce o schiantati contro un’insegna al neon.

Lo schermo.

Scrivo tutto fuorché quello che dovrei. La mia storia è lì che mi attende, nella cartella in alto a destra. C’è tutto quello che mi serve in quella cartella, in quella storia, in quelle vite a penzoloni sul tempo.

E io continuo a non aprirla; a bere un bicchiere.

Se andrà davvero male, mi ubriacherò e passerò la notte a concentrarmi su questa tristezza inutile.

Se andrà davvero male, domattina avrò con me un piacevole mal di testa e un insopportabile senso di colpa.

Se andrà davvero bene, aprirò quella cartella e scomparirò.

 

10.3.2016

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