I sogni.
Intrappolano le voglie e le tengono in ostaggio.
Poi te le mostrano.
Sono ancora vive, ti dicono.
Paga quel riscatto e potrai averle, ti dicono.
Non mi sveglio mai del tutto.
E torno indietro.
Intrappolato, in tutto quello che non è stato.
I sogni.
Intrappolano le voglie e le tengono in ostaggio.
Poi te le mostrano.
Sono ancora vive, ti dicono.
Paga quel riscatto e potrai averle, ti dicono.
Non mi sveglio mai del tutto.
E torno indietro.
Intrappolato, in tutto quello che non è stato.

Ho scritto uno spettacolo su commissione.
Parla di autoscatti; di gente sola che vuole intrappolare momenti senza importanza per poi condividerli con altra gente sola.
Parla di gente che passa le giornate online, con un pallino verde accanto, affacciata alla finestra in attesa che altra gente sola la noti e la contatti con la scusa del dentifricio.
Parla di una generazione che si è trovata intrappolata tra le foto in pellicola e gli smartphone con la fotocamera ultima generazione.
Parla di due generazioni lontanissime che cercano di incontrarsi in un mondo virtuale.
Parla di quel tempo vaporoso che ci sta soffocando; di quel tempo non vissuto, sprecato e condiviso con il primo che capita.
Parla.
Certi risvegli li percepisco subito.
Ci ho fatto l’abitudine.
C’è un persistente disinteresse.
Verso tutto in generale e nulla in particolare.
Mi ci sveglio, forse ci ho anche dormito. Non posso far altro che assecondarlo.
Mi concentro su quel disinteresse, fino alla sera.
La sera nasconde un segreto.
La sera posso andarmene di nascosto.
Il 31 Gennaio al Teatro Don Bosco di Tolentino è andata in scena l’ultima replica di Renata – una breve opera teatrale (una ragazza, una gravidanza indesiderata, una camera da letto e i suoi pensieri a voce alta condivisi con la platea) da me scritta e diretta, che ha visto la luce lo scorso 8 Maggio al Teatro Lauro Rossi di Macerata.
Forse quella di domenica scorsa è stata la replica che più mi è piaciuta. Abbiamo trovato la quadratura giusta, cambiando ancora qualche piccola cosa durante la generale. D’altra parte, Renata è cambiata ogni volta, e ogni volta l’ha fatto perché un’ora prima di andare in scena decidevo che qualcosa doveva cambiare.
Certe sere mi manco.
Credo che a mancarmi sia qualcos’altro, qualcun altro.
Invece mi manca quello che sono. Si è perso tra quello che sono stato e quello che sarò; si è perso tra tutto quello che vorrei essere. Allora lo sento, che non sento più niente, che mi sono perso nel susseguirsi pretenzioso delle ambizioni, delle aspettative, e spengo la luce per guardarmi meglio. Li senti gli oggetti della tua stanza. Quelle cosucce rubate al tempo per intrappolarlo e depositate sui vari scaffali, le sento. So che sul muro c’è quella foto di quel momento felice di quel tempo che sembra di un altro e so che da qualche parte in fondo all’armadio c’è quell’animaletto gonfiabile che conserva ancora il fiato di lei. So che dovrei accendere la luce per salvarmi. Ma è così bello, a volte, essere sconfitti.
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